Senza grande clamore, c’è stata una rivoluzione silenziosa su internet, perché da qualche mese Google combina i dati di navigazione con le info personali, cosa che in passato aveva promesso di non fare.

Nel lontano 2007, infatti, nel momento in cui Big G acquisì Double Click la promessa di Sergei Brin fu di mantenere i dati di navigazione anonimi, con l’obiettivo di preservare la privacy degli utenti.

In effetti, la promessa è stata mantenuta per molti anni, ma è venuta a cadere la scorsa estate, quando è cambiata una semplice parola nelle condizioni che gli utenti accettano quando sottoscrivono un account di Google, mentre ai vecchi utenti è stata sottoposta una revisione delle condizioni.

Curiosamente, le diverse testate giornalistiche che hanno controllato i nuovi termini, non si sono accorte subito della variazione in arrivo.

Cosa è cambiato

Double Click traccia le vostre abitudini di navigazione e quindi vi propone contenuti pubblicitari correlati: voi cercate su Google “pesca a mosca” e per tre settimane vi verranno sottoposte canne da pesca nei banner che appariranno sulle pagine web che visiterete.

Ad oggi, Google non combinava quei dati con la vostra identità e con i contenuti che voi scrivete nelle caselle di posta elettronica Gmail.

Ora, invece, specifica nelle condizioni contrattuali che i vostri dati “May be combined” quindi potrebbero essere abbinati alle vostre abitudini di navigazione.

Non è detto che capiti, ma accettando le nuove condizioni contrattuali permettete comunque a Google di farlo.

Questo significa che Google può capire, conoscendo ogni dato che vi riguardi se la pesca a mosca è davvero una vostra passione o se avete fatto una ricerca occasionale, magari per qualcun altro.

Ma sapendo chi siete, potrebbe trovare nella lista dei vostri amici il soggetto che va a pesca e può intuire che sta cercando un nuovo prodotto o forse che voi volete fargli un regalo e la catena può diventare infinita.

Gli esperti di privacy ci dicono che è caduto l’ultimo confine, labile, che preservava ancora un po’ della nostra riservatezza.

Come anticipato, né il New York Times né Wired si erano accorti la scorsa estate di questa modifica tanto piccola quanto sostanziale.

Entrambi avevano analizzato i termini e avevano parlato di un controllo più granulare dei contenuti pubblicitari, senza però notare questa novità così rilevante.

Come sempre, quando il tema è la privacy, il mondo si divide tra coloro che considerano il tema fondamentale e coloro che semplicemente pensano di non avere nulla da nascondere.

Ma il mondo non è mai bianco o nero, ci sono molte sfumature che possono fare la differenza e quando si parla di privacy possono essere tantissime e diversissime tra loro.

La vostra vita probabilmente non cambierà se il vostro nome viene agganciato alle vostre abitudini di navigazione, ma è importante che ne siate consapevoli.