La giornata di ieri sarà ricordata come quella dell’esplosione definitiva della guerra tra Apple e Facebook, aziende con rapporti che sono andati via via deteriorandosi fino alla frattura di ieri.

Negli uffici di Facebook si è scatenato il caos dopo che Apple ha revocato la validità dei certificati sviluppatore, azione che ha bloccato tutte le app ad uso interno della stessa Facebook.

Perché Apple e Facebook sono in guerra

Sì, lo so, “guerra” è una parola forse eccessiva, ma al centro del contendere c’è il tema di cui abbiamo parlato a più riprese: la privacy.

Avete letto quello che ho scritto qualche giorno fa, in relazione alla gestione dei vostri dati? Se non lo avete fatto, trovate QUI l’articolo.

La sintesi è che Mark Zuckerberg ha dimostrato a più riprese un discreto disinteresse nei confronti della vostra privacy, a cui antepone il proprio profitto. Si trova in una posizione dominante così schiacciante da agire ormai al di sopra delle parti e con un atteggiamento piuttosto sprezzante delle regole.

Ieri mattina Tech Crunch ha svelato un programma speciale di Facebook che pagava i suoi utenti, anche minorenni, 20 dollari al mese per avere il permesso di spiare il loro modo di usare lo smartphone.

Primo dettaglio: i minorenni dovevano semplicemente “flaggare” un box in cui si dichiarava che i genitori erano consenzienti alla partecipazione al programma. Apple vieta in modo esplicito la raccolta di quei dati tramite app.

Secondo dettaglio: per poter partecipare all’attività, veniva chiesto agli utenti di fare un sideload di una versione sviluppatore della app di facebook, pratica espressamente vietata dalle policy di Apple.

Tali applicazioni, infatti, sono disponibili solo ed esclusivamente per i dipendenti di un’azienda sviluppatrice e solo ed esclusivamente ad uso interno.

Il problema è che le app interne di Facebook gestivano anche altre attività, come l’ordine del proprio pranzo.

Dato che nel mondo esistono anche i telefoni Android, il problema di ieri è stato sicuramente aggirato senza grossi drammi, ma questo capitolo segna un ulteriore peggioramento sul barometro che misura la condizione dei rapporti tra Apple e Facebook.

Per capire quali siano gli umori, è sufficiente fare un giro su una chat che è dedicata ai dipendenti delle aziende di Sylicon Valley, a cui si accede in forma anonima, si chiama Blind.

Il dipendente di un’azienda si iscrive usando la propria email professionale, questo conferma che il soggetto lavori davvero per un’organizzazione nella Valley; Blind a quel punto mette il nickname del dipendente, con accanto il logo dell’azienda.

Ieri bastava fare un giro da quelle parti per leggere le posizioni dei vari collaboratori. La frase epica di cui molti hanno scritto è quella di un dipendente facebook, che ha postato “fuck ethics, money is everything”.

Guadagni alle stelle, alla faccia della privacy

Ieri, in mezzo al delirio scatenato dalla ritorsione di Apple, Facebook ha annunciato i dati finanziari dell’ultimo trimestre e sono stati i migliori della sua storia.

Nell’ultimo trimestre ha incassato 16.9 miliardi di dollari, in crescita del 30%, con circa 6.9 miliardi di profitto. Siamo ad una percentuale di guadagno superlativa.

Crescono anche gli utenti, segno del fatto che la privacy è tema che interessa solo a me. Nel complesso, gli utenti sono 2 miliardi e 320 milioni.

La crescita è dovuta soprattutto a India e Filippine, che sono area di sviluppo per Zuckie & Co. L’azienda ha però deciso di non svelare più i numeri delle singole piattaforme, ma solo quelli “complessivi” della cosiddetta “family”. Non è un buon segnale.

Quale la prossima puntata?