Dopo le parole di Trump, una mossa ufficiale del governo americano, ma non è al 100% quella attesa

Il dipartimento del commercio americano ha fatto chiarezza e confermato che Huawei resta nella entity list, ma avrà deroghe per gli scambi commerciali con le aziende americane.

Questa notizia arriva giusto qualche ora dopo l’incontro dei giorni scorsi avvenuto nella sede di Huawei Italia, durante la quale il deputy country manager Pigi Furcas aveva per la prima volta speso parole sulla situazione.

Ad intervenire sul tema è stato Wilbur Ross, segretario per il commercio, l’equivalente di un nostro ministro, che ha confermato le parole di Donald Trump di due settimane fa.

Huawei potrà nuovamente fare affari con le aziende che hanno la loro sede legale in USA, ma rimarrà nella famigerata entity list, quella sorta di elenco delle aziende invisi all’amministrazione americana.

huawei entity list
Wilbur Ross – courtesy The Indian Express

Una spada di Damocle che continuerà ad incombere

Quello annunciato l’altro ieri dal segretario per il commercio è il modo in cui il presidente americano dice “vi tengo d’occhio”.

Le aziende statunitensi dovranno infatti di volta in volta richiedere uno speciale permesso, una vera e propria deroga, che probabilmente sarà una prassi, ma potrebbe diventare un problema nel corso di tensioni tra Cina e USA.

Non si può quindi dire che il tema sia stato definitivamente risolto, ma di certo si allontanano quegli scenari apocalittici che alcune testate avevano ipotizzato e che noi abbiamo invece sempre contestato e indicato come fantasiose.

Vorrei ricordare un titolo a piena pagina di una delle principali redazioni italiane “Google dà il colpo di grazia a Huawei“. L’azienda è ancora viva e vegeta, il rapporto con Google è acceso e nessuno ci ha rimesso le penne. La sobrietà prima di tutto, sembra essere il motto di chi ha pensato a quel titolo.

Certo, rimane sempre l’incertezza di un permesso da richiedere di volta in volta, che non è quello che chiameremmo “mercato libero”. Ma fino al prossimo momento di follia del presidente sembra essere una garanzia sufficiente perché si torni a dire “business as usual”.

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