Google presenta un nuovo smartphone con una scelta di design conservativa, ma c’è un perché.

Durante la prova degli ultimi giorni, il design di Google Pixel 3a XL ha stimolato in me una riflessione su quanto diverse siano le strade che stanno prendendo le aziende americane e quelle cinesi in fatto di design.

design di Google Pixel 3a

In un certo senso, siamo quasi tornati indietro di venti anni, quando già ai tempi dei feature phone gli americani sfornavano dispostivi molto pratici, mentre i cinesi (o gli asiatici in generale) facevano voli pindarici pazzeschi, con le proposte più bizzarre che si potessero immaginare.

Mentre Motorola, nel pieno della sua vita “from Chicago” ci sfornava i mitici RAZR, Samsung vendeva i telefoni a forma di carta di credito.

Quando la stessa motorola proponeva i famigerati “palmari” che sembravano mattoni, la cinese HTC già sperimentava con le tastiere a scomparsa.

Perché torno così indietro nel tempo mostrandovi prodotti che sembrano arrivare dall’epoca giurassica? Perché già molti anni fa era chiara la diversa filosofia costruttiva ai due lati opposti dello stagno (come dicono in USA).

Da una parte fuochi d’artificio, design estremo e ricerca di continua di effetti speciali, dall’altra invece molto pragmatismo.

Dispositivi che non erano bellissimi da vedere ma che hanno sempre offerto molto sostanza.

E il design di Google Pixel 3a cosa c’entra?

design di Google Pixel 3a

Ho voluto riproporre questa riflessione sulla differenza di stile tra i due mondi, perché ieri sera ho letto commenti on line dedicati al nuovo Pixel 3a, che mi hanno fatto sorridere.

Il Pixel non ha un notch, non presenta una fotocamera pop up, non ha buchetti nel display, non perché Google non li sappia fare, ma perché non li vuole.

L’essenza di Pixel non è nel suo design ma nelle cose che fa.

Le fotografie di un dispositivo di 399 euro hanno una qualità simile, se non superiore a quella di concorrenti molto blasonati con un numero di sensori che ormai diventa difficile contare.

design di Google Pixel 3a

Questo è ciò che conta per Google. E non ci sono dodici modalità diverse con cui scattare una foto, perché la forza di uno smartphone è quando funziona bene con il cosiddetto “punta e scatta”, che è quello che fanno quasi tutti gli utenti “della strada”.

E poi c’è Android nella sua versione più recente ed aggiornata. Non è una cosa da poco. C’è la realtà aumentata nelle mappe, negli Stati Uniti l’analisi in tempo reale delle telefonate cosìddette “robocall”, c’è l’assistente di Google nella sua versione più efficiente.

Ieri Sundar Pichai ha detto che Google si sta trasformando da un’azienda che fa ricerche ad un’altra che aiuta a fare cose.

Trovo che il Pixel 3a sia un buon esempio di cosa questo voglia dire.

Perché quando si lavora si rimboccano le maniche, i tacchi alti restano nell’armadio. Più sostanza meno apparenza.

Non stupiamoci, non è una mancanza, ma una scelta di stile.

Chi è l'autore

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